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Qualsiasi stima di valore deve innanzitutto rispondere alla domanda: “valore per chi?“ La ragione va ricercata nel fatto che una stessa azienda può esprimere valori diversi per l’attuale imprenditore e per i potenziali acquirenti, in quanto ciascuno attribuisce maggiore o minore peso ad alcuni profili. L’imprenditore bada principalmente alla performance dell’azienda così com’è (as is), alla dinamica dei risultati nel tempo, ecc. (in breve a ciò che ha realizzato) mentre i potenziali acquirenti sono interessati al futuro dell’azienda (azienda to be), ossia alla sostenibilità del business senza l’imprenditore, ai rischi di integrazione, ecc. Rendere l’azienda vendibile significa innanzitutto preparare la successione all’imprenditore, ridurne il ruolo, investire nei processi operativi, coltivare le competenze chiave e -in termini più generali – strutturare il business in forma adeguata affinché il passaggio di controllo non sia un trauma. Un’azienda solidamente strutturata vale di più di un’azienda a stretto controllo imprenditoriale, semplicemente perché è in grado di affrontare le sfide competitive in autonomia. Nella prospettiva dell’acquirente, le capacità dell’azienda vengono trasferite con l’azienda stessa, al contrario delle capacità dell’imprenditore che non sono trasferibili. Accrescere la vendibilità dell’azienda significa tradurre l’avviamento personale dell’imprenditore (personal goodwill) in avviamento d’impresa. Fino a che l’imprenditore rimane il “mago della pioggia” (ossia il vero detentore dei driver di valore, siano essi competenze tecniche o commerciali, visioni o capacità specifiche), l’azienda non solo è poco vendibile, ma è anche esposta ad un rischio rilevante. La scomparsa dell’imprenditore farebbe precipitare l’azienda in uno stato di difficoltà. Accrescere la vendibilità dell’azienda significa ridurne i rischi ossia aggiungere una dimensione nuova di analisi delle performance: non più limitata ai risultati ma anche a come si raggiungono quei risultati (grazie a chi?). Il funzionamento della “macchina” - dai processi operativi al reporting - è nella nostra esperienza l’elemento “soft” di maggiore importanza in grado di spiegare buona parte della differenza fra i prezzi realizzati nella vendita di aziende simili quanto a performance e prospettive di crescita. Fra i driver dei prezzi non ci sono solo le performance e le prospettive di crescita, ma anche il rischio ed il rischio non ha solo una dimensione esterna all’azienda (il mercato, i concorrenti, ecc.) ma anche una dimensione interna (la mancanza di attitudine a risolvere problemi da parte della struttura operativa) Il timore di introdurre burocrazia (e costi) nella vita aziendale può spingere l’imprenditore verso un modello di gestione troppo accentrato e non trasferibile a terzi, quantomeno così come esso è. L’impresa è vendibile se il controllo è trasferibile senza traumi e ciò accade solo se l’imprenditore assume già prima della vendita il ruolo di azionista, riducendo il proprio coinvolgimento manageriale diretto. È un salto culturale che non trasforma solo l’imprenditore da speciale a universale, ossia da figura dedita alla gestione a figura di governo dell’azienda, ma che trasforma anche l’azienda in soggetto veramente autonomo.
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