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I bilanci raccontano le performance dell’impresa nel tempo, ma solo parzialmente. I redditi dell’impresa che sostiene spese pubblicitarie, di ricerca e sviluppo, di formazione, ecc. sono più bassi dei redditi dell’impresa che non sostiene quei costi, ma la qualità dei redditi della prima impresa può essere molto superiore alla qualità dei redditi della seconda. I redditi dell’impresa che seleziona attentamente i propri clienti possono (pro tempore) risultare anche inferiori ai redditi dell’azienda che non li seleziona con altrettanto scrupolo, ma il rischio dei redditi della prima impresa è molto inferiore. Questa è la ragione per cui non esiste una relazione lineare fra reddito e valore d’impresa: più reddito non significa necessariamente più valore. Il valore non è solo funzione del reddito, ma anche delle prospettive di crescita e dei rischi (ossia della capacità di reddito prospettica dell’impresa). Quando Uber si è quotata era un’azienda in perdita ed alla prima quotazione la società valeva 70 miliardi di dollari (oggi ne vale 136 ed ha un ROE del 10%). Dell’assenza di una relazione lineare fra redditi e valore non sono sempre consapevoli manager ed imprenditori, perché è ancora molto diffusa la convinzione che il valore sia semplicemente un multiplo dei risultati più o meno eguale per tutte le imprese del settore (“n” volte l’Ebitda, “m” volte i ricavi, “x” volte l’utile netto, ecc.). Spesso, poi, i multipli corrispondono ad un “sentito dire” raccolto dalle fonti più disparate: intermediari, concorrenti, altri manager o imprenditori del settore (alcuni in veste di venditori o di compratori). Multipli che corrispondono a ciò che gli anglosassoni definiscono “big fish stories”: resoconti di pescatori abituati a esagerare la misura della preda. Così, il mix “esplosivo” fra multipli “esagerati” al rialzo o al ribasso (in relazione a chi li ha raccontati: venditore o compratore), da un lato, e risultati di bilancio non espressivi della vera capacità di reddito, dall’altro, finisce con fornire misure di valore assolutamente false. Nella nostra esperienza, falsi segnali di valore sono la maggiore fonte di trasferimenti o distruzione di ricchezza. Si ha distruzione di ricchezza quando si continua ad investire in business che non sono in grado di recuperare quanto investito, perché il rendimento dell’investimento è insufficiente. Si ha invece trasferimento di valore in tutte le operazioni straordinarie dove i prezzi negoziati non esprimono valori effettivi. Per questa ragione è utile interrogarsi sui fondamentali da cui dipende il valore dell’azienda e dei suoi investimenti. Vediamo quali sono.
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