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Se il valore di qualunque azienda è funzione dei flussi di reddito futuri, significa che il valore non è un dato a consuntivo, ma una quantità stimata. A ben vedere anche il reddito consuntivato è funzione del reddito futuro. Se il reddito consuntivato è stato calcolato deducendo ammortamenti pari al 10% del valore delle immobilizzazioni tecniche, implicitamente quel reddito presuppone una capacità dell’impresa di generare margini nel futuro in grado di sopportare l’ammortamento del restante 90% del valore delle immobilizzazioni. Come sosteneva lo Zappa, il reddito sempre si forma e mai si rileva, nel senso che anche il reddito consuntivato è una quantità stimata esposta all’incerto evolvere della domanda nel futuro. Se ne deduce che, come si controlla (e si gestisce) il reddito, si può anche controllare (e gestire) il valore. Il controllo dei driver di valore presuppone che siano calati sul modello di business, perché solo il modello di business consente di identificare le variabili che generano le interdipendenze (gli “effetti speciali”) fra i driver stessi. Ad esempio, nel caso di un’impresa di servizi, ridurre il churn rate del portafoglio clienti accresce la redditività prospettica dell’azienda. Tuttavia, la riduzione del churn rate presuppone: adeguata segmentazione della clientela, politiche di offerta mirate, servizi accessori, ecc. che richiedono investimenti e costi. Per assumere consapevolmente quegli investimenti e quei costi è necessario conoscere quanto valore può generare la riduzione attesa del churn rate. Conoscendo quel valore e la variazione registrata nel passato dal churn rate, si può ricavare indirettamente anche il rischio cui è esposto il valore dell’azienda. Calare i driver di valore sul modello di business, permette anche di valutarne l’obsolescenza, ossia la perdita di valore conseguente a mantenere lo stesso modello di business nel tempo. Ad esempio, molti business perdono valore semplicemente perché è richiesta una maggiore intensità di capitale rispetto al passato che la dimensione corrente non è più in grado di sostenere. Di qui l’esigenza di ricercare economie di scala, oppure di cambiare modello di business concentrandosi sulle fasi della catena del valore meno capital intensive. Calare i driver di valore sul modello di business permette di identificare gli indicatori predittori di performance future (quale il churn rate della base clienti, nel nostro esempio) che sono anche indicatori di valore. Un buon investitore, orientato al lungo termine, non guarda all’Ebitda corrente dell’impresa (che è frutto di scelte passate), ma a pochi e selezionati indicatori (spesso non finanziari) che sono in grado di identificare la traiettoria degli Ebitda nel futuro. Questa è la ragione per cui, date due imprese fra loro concorrenti, un investitore potrebbe riconoscere un valore per l’impresa X pari a 7 volte l’Ebitda corrente e per l’impresa Y un multiplo pari a 12 volte l’Ebitda corrente. La ragione per cui ogni euro di Ebitda corrente dell’azienda X si traduce in 7 euro di valore mentre ogni euro di Ebitda corrente dell’azienda Y si traduce in 12 euro di valore, va ricercata nelle diverse traiettorie degli Ebitda futuri di X e di Y, come tracciabili attraverso indicatori specifici legati ai driver di valore delle due imprese. Si comprende allora perché non sia sufficiente limitarsi a gestire l’Ebitda corrente e si renda, invece, necessario gestire anche il multiplo dell’Ebitda. Questo è ciò che noi chiamiamo gestione del valore dell’impresa.
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